Parco Regionale dei Nebrodi

 

 

Agli inizi di Maggio mi trovavo in Sicilia per un viaggio fotografico, volto principalmente alla ripresa di vulcani in attività: lo Stromboli e l’Etna.

Mentre il primo da circa 2000 anni erutta in modo continuativo, il secondo è più imprevedibile: insieme agli amici Antonio Zimbone e Francesco Ferrari, monitoravamo costantemente i grafici dell’IGV nella speranza di prevedere l’inizio di qualche attività parossistica.

Per l’8 Maggio le probabilità che l’Etna desse spettacolo erano molto basse, per cui decidemmo di visitare il Parco Regionale dei Nebrodi.

 

Il parco si presenta come un’area collinare coperta da boschi prevalentemente di faggio, ricco di spunti fotografi.

 

Le condizioni atmosferiche particolarmente instabili e mutevoli segnarono i risultati fotografici dell’uscita. Rapidi nuvoloni solcavano il cielo, talvolta talmente bassi da investire il paesaggio creando un effetto simile alla nebbia.

Quando il sole si abbassò a sufficienza da rendere calda la luce, decisi di inquadrare in controluce sottoesponendo di circa 1 stop in modo da creare un effetto silouhette che facesse risaltare i contrasti tra le aree del paesaggio investite dalle nuvole e quelle ancora sgombere, sfruttando anche l’effetto “schermo” che le basse nuvole esercitavano sul Sole, in modo da evitare di bruciare le alteluci.

 

 

 

 

 

Questa situazione durò pochissimi minuti, poi il sole tramontò dietro alle colline. Il paesaggio si fece più scuro e tetro, mantenendo sempre i caratteri minimalisti che avevo sfruttato nell’immagine qui sopra.

 

 

 

 

Poco distante dall’area in cui avevo scattato le due foto precedenti, il bellissimo lago di Biviera rifletteva nella distanza i contorni dell’imponente vulcano Etna. Accellerando il passo in modo che l’atmosfera eterea appena fotografata non svanisse prima di riuscire a scattare una foto, mi diressi sulle sponde del laghetto, già esplorato a dovere nelle ore centrali della giornata.

 

E’ un attimo, in neanche un minuto la figura del vulcano venne completamente coperta dalle nuvole.

 

 

 

Per concludere, volevo spendere due parole per ringraziare Antonio Zimbone, che è stato gentilissimo nel mostrarmi la sua terra e nell’aiutarmi per la pianificazione del viaggio.

 

Niccolò Bonfadini

 

 

Canon Datacode: di che anno è il nostro obiettivo?

 

 

Sapere in che anno è stato fabbricato un obiettivo può essere una informazione utile per tutti coloro che si accingono a comprarne uno usato e vogliono essere sicuri dell’età della lente stessa.

 

Gli obiettivi canon presentano sull’aggancio un piccolo codice composto da 6 numeri e lettere in totale.

 

 

La prima lettera indica il luogo di fabbricazione, la seconda l’anno. I due numeri che seguono rappresentano il mese (da 01=Gennaio a 12=Dicembre). I successivi due numeri rappresentano un codice utilizzato da Canon che non hanno a che vedere con la data di produzione dell’obiettivo, per cui non interessano.

 

Vediamo ora in dettaglio il significato delle prime due lettere.

 

LUOGO
U = Utsunomiya, Japan
F = Fukushima, Japan
O = Oita, Japan

 

DATA

 

A = 1986, 1960
B = 1987, 1961
C = 1988, 1962
D = 1989, 1963
E = 1990, 1964
F = 1991, 1965
G = 1992, 1966
H = 1993, 1967
I = 1994, 1968
J = 1995, 1969
K = 1996, 1970
L = 1997, 1971
M = 1998, 1972
N = 1999, 1973
O = 2000, 1974
P = 2001, 1975
Q = 2002, 1976
R = 2003, 1977
S = 2004, 1978
T = 2005, 1979
U = 2006, 1980
V = 2007, 1981
W = 2008, 1982
X = 2009, 1983
Y = 2010, 1984
Z = 2011, 1985

 

 

Prendiamo come esempio l’immagine all’inizio dell’articolo.

 

Il datacode è : UZ1120

 

La lettera “U” indica che l’obiettivo è stato costruito a Utsunomiya (vedi elenco luoghi); la lettera “Z” indica invece che l’anno di produzione è il 2011 (vedi sopra) e i primi due numeri “11″ significano che è del mese di Novembre.

Gli ultimi due numeri “20″, come indicato in precedenza, non ci servono, sono solo un codice interno Canon.

 

Spero che questo articolo vi sia utile, soprattutto quando dovete acquistare qualcosa, per essere certi della reale età di un prodotto.

 

 

 

Un Mondo Sommerso

 

 

Questo paradiso terrestre si trova in un piccolo arcipelago nel mezzo dell’Oceano Pacifico. E’ lungo solo pochi chilometri e possiede foreste e spiagge vergini. L’isola è di origine vulcanica e fu formata dall’azione di un vulcano a scudo, che ha eruttato l’ultima volta nel 1866.

 

Fare questa foto è stata una vera impresa e ci sono voluti diversi giorni, in compagnia dell’amico fotografo Andrea Pozzi. Le spiagge di quest’isola sono costantemente esposte alla furia dell’Oceano e spesso quindi l’acqua è troppo agitata per dare un effetto “cristallino” e trasparente come nella foto.

Per un centinaio di metri dalla costa la barriera corallina agisce da muro, ma solo quando la marea è bassa. Quando inizia ad alzarsi il livello del mare, l’acqua oltrepassa questo muro, rendendo anche difficile e pericoloso nuotare a causa delle forti correnti.

 

 

Ci sono voluti alcuni giorni per trovare contemporaneamente le condizioni ideali di Oceano “calmo” e bassa marea nelle ore centrali del giorno (quando la luce è più tenue diventa troppo scuro il fondale e non se ne intravedono più le forme).
Un altro problema che si è presentato è stato quello di fotografare la linea dell’acqua in modo diritto e senza gocce o macchie nelle altre parti della foto.
E’ stata dura, ma alla fine, ce l’abbiamo fatta!

 

Le Sentinelle dell’Artico

 

 

Alberi, alberi, alberi, alberi…coperti di neve.

Questa la vista che mi accoglie al risveglio in una mattina di Febbraio, appena messa la testa fuori dalla tenda. Avevo campeggiato in cima a una collina dalla quale si godeva di una bella visuale.

Dal lato della tenda, agganciato a un laccio, penzola il termometro da freezer che mi sono portato dall’Italia: la temperatura quella mattina era piuttosto accettabile, circa -20°C  , considerando che pochi giorni prima si erano registrati i -40. La bassissima umidità la rendeva comunque più sopportabile di quanto non si possa pensare.

 

Aleggia una sottile nebbia. Mi vesto di fretta, mi metto le ciaspole, torcia frontale e carico la slitta prestatami da una guardia forestale con zaino fotografico, fornello a benzina e una bustina di cibo disidratato poco invitante al gusto di “uova strapazzate e cipolla”.

 

Il paesaggio è piuttosto complesso da fotografare, essendo pianeggiante, ma soprattutto perchè non è facile scegliere una composizione elegante che racchiuda l’essenza del luogo. Bisogna cercare un ordine nella disposizione casuale degli alberi.

 

Mi dirigo su un lato della collina, dove il giorno prima esplorando la zona avevo individuato tre begli alberi disposti a triangolo, come a formare un “trio”. Il primo albero si stagliava diritto e slanciato, con un aspetto quasi minaccioso.

Sistemo l’attrezzatura e attendo che il paesaggio si illumini. Una ventina di minuti prima dell’alba, mentre le nubi più alte iniziavano a tingersi di porpora,un banco di nebbia inizia a coprire gradualmente il paesaggio sottostante.

 

 

Ed è in questo momento che, sfruttando le tonalità fredde, scatto la fotografia “Sentinels of the Arctic”:  immerso in un paesaggio da fiaba, candido fino all’orizzonte, senza dettagli, senza colori se non il bianco. Figure immobili, congelate e ricurve per lo sforzo.
Sembrano guardiani, sentinelle dell’Artico.

 

L’artico  fa vivere emozioni incredibili…

 

L’istogramma e la sua importanza

 

Nel campo della fotografia un istrogramma è un grafico che mostra in che modo sono distribuiti in una immagine i vari livelli di luminosità, che vanno dallo 0 (che rappresenta i neri puri) al 255 (che rappresenta il bianco).

I neri stanno a sinistra del grafico, i mezzitoni nella zona centrale, e i bianci (alteluci) nella zona di destra.

L’altezza del grafico misura la quantità di pixel appartenenti a un dato livello di luminosità.

 

COME LEGGERE UN ISTOGRAMMA

Questo istogramma rappresenta una classica distribuzione di pixel: l’immagine contiene pixel di tutti i livelli di luminosità, ma si concentrano in particolare nell’area che rappresenza i mezzitoni (la zona centrale).

Si può anche notare dalla linea verticale sull’estremità destra che vi sono anche dei bianchi puri, ossia sono presenti aree dell’immagini senza dettagli. Lo stesso vale per i neri puri (estremità sinistra), anche se nella fotografia rappresentata da questo istogramma essi sono meno dei bianchi puri. Continue reading

I filtri GND (graduated neutral density)

 

I nostri occhi sono eccezionali: se siete in una stanza buia con una finestra da cui entra della luce, sarete in grado di vedere in modo perfetto sia la zone più scure (la stanza) sia quelle più chiare (la luce della finestra).

Le fotocamere, invece, non si comportano allo stesso modo: se scattaste una foto in una situazione come quella descritta prima, il risultato più probabile consisterebbe in una fotografia in cui la stanza è ben esposta (in termini di luminosità), ma al posto della finestra vedreste una macchia bianca. Questo è dovuto al fatto che le macchine fotografiche non sono in grado di catturare in modo uniforme elevate differenze di luminosità (o la stanza è esposta bene e la finestra è totalmente bianca, o la finestra ha la giusta esposizione mentre la stanza è completamente nera).

Si dice quindi che le fotocamere hanno una gamma dinamica limitata.

Nella fotografia di paesaggio si riscontra spesso questo problema e in particolare le zone di diversa luminosità sono il cielo e la “terra”, il primo molto più luminoso.

Continue reading

Corsa ai MPixel? No, grazie!

 

La tecnologia va avanti a una velocità impressionante, le fotocamere diventano semprè più evolute, con nuove funzionalità e sempre più MegaPixel.
Ormai a poco più di 100€ si possono trovare compatte con oltre 12MPx.

Ma siamo davvero sicuri che più pixel ci sono migliore è la qualità dell’immagine?

Cercherò di sfatare questo mito indicando brevemente perchè l’aumento dei MPx causa una riduzione della qualità d’immagine.

Continue reading

Fotografie HDR

Personalmente non utilizzo l’HDR, ma visto che mi sono state chieste informazioni su questa tecnica, ho pensato di mettere un link a un articolo in inglese in cui è spiegato per filo e per segno come realizzare tali fotografie.

L’HDR è una tecnica particolare di elaborazione digitale che permette di estendere notevolmente la gamma dinamica di una fotografia: è utilizzata principalmente per foto paesaggistiche e urbane, in quanto questi sono i campi in cui maggiormente si riscontra uno dei maggiori limiti delle nostre fotocamere, ossia la ridotta gamma dinamica che sono in grado di registrare nel sensore.

CLICCATE QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO SULL’HDR

Buona visione,

Niccolò

Translator

Translator by Yellingnews

Seguimi su Facebook

Seguimi su facebook per rimanere aggiornato sulle novità di questo sito cliccando sul tasto “mi piace”.

Iscriviti alla Newsletter!

Iscriviti per rimanere aggiornato tramite e-mail sull’inserimento di nuove foto ed articoli di viaggio, tecnica fotografica e molto altro!

Clicca qui per iscriverti!